Facebook padrone del mondo?

A quanto pare si. Facciamo qualche piccola osservazione:
– Su facebook innanzitutto si pubblicano stati, come si fa anche su Twitter (anche se li c’erano e ci sono ancora parecchie limitazioni).

– Si pubblicano fotografie (Twitter lo implementò ma con scarso successo attraverso servizi esterni, e solo successivamente utilizzando servizi interni). Su facebook le foto sono anche organizzate. Manca solo l’organizzazione dei video che attualmente si trovano in unico album chiamato “Video”

– Su Twitter scrivono principalmente persone di un certo rilievo nella società, ma attraverso le pagine di facebook le cose stanno cambiando radicalmente. Ma questo anche a livello aziendale perchè le micro, piccole e medie imprese ormai preferiscono avere soltanto la pagina facebook che fare la doppietta pagina fb + sito internet.

– Nomino la pubblicità ma non serve neanche dato che sappiamo quanto la pubblicità fatta su facebook sia la migliore e la più utilizzata in ambito web.

– I vari forum e community vengono spazzati via dai “Gruppi” di facebook

– Molte persone iniziano a pubblicare i propri video su facebook anzichè su youtube per aumentare la propria visibilità. Qui la lotta è ancora aperta.

– Si possono salvare elementi preferiti dalle varie pagine, quindi app come fancy, pinterest, iniziano a sentire il fiato sul collo.

– Twitter, tramite Periscope, lancia le dirette in tutto il mondo. Facebook implementa le proprie dirette.

– Instagram crea un social di foto “istantanee” per ricordare quel singolo momento. Facebook non ha previsto una cosa del genere, quindi acquista direttamente l’app.

– App come Memoir, ti permettono di rivivere i tuoi ricordi attraverso fotografie, video e media vari con la dicitura “tu, un anno fa….”. Facebook implementa i ricordi. 

– Whatsapp aveva il monopolio della messaggistica istantanea. Facebook non solo acquista whatsapp per eliminare la concorrenza, ma crea “Messenger”, che può essere utilizzato anche senza avere un account facebook, e senza utilizzare un numero di telefono.

– Telegram implementa stickers. Whatsapp ha la videochiamata, e cosi via. Messenger unisce il tutto, insieme alle varie GIF.

– Per giocare ai vari giochini del web con gli amici bisognava necessariamente scaricare app per smartphone o andare sui vari siti di giochi fatti in flash e html e iscriversi. Con Facebook ora è possibile sfidarsi direttamente in chat sia da smartphone che da web, con giochi fatti in html 5 in una qualità pazzesca.

– Ultima novità, facebook implementa le storie, spazzando via Snapchat, ma lo avevo già fatto implementandole in Instagram.

– E’ stato annunciato che a breve Facebook potrà metterti in contatto con persone che hanno i tuoi stessi iteressi, per conoscersi, ed incontrarsi. E qui andranno a farsi benedire tutte le app e i servizi come Meetic, Tinder, Badoo e cosi via.

A breve sentiremo sicuramente parlare di un servizio di musica online per concorrere a spotify e AppleMusic, uno store online per concorrere ad Amazon, e servizi business quali mail, e condivisione di documenti per fare concorrenza ai servizi Google.

Con questi ultimi passaggi credo che il web possa anche chiudere.

Tra una decina d’anni potremo leggere libri intitolati: “ECCO COME FACEBOOK HA CONQUISTATO IL MONOPOLIO DEL WEB”

Tra un drink, una lacrima e una figura di…

Questa riflessione nasce durante il mio ritorno a casa, un venerdì di febbraio, in cui mi sono ritrovato nella movida della mia città, non so neanche di preciso come. Abiti casual/eleganti indossati con la mia solita insicurezza (saranno appropriati per questa sera?), ma accompagnati dai calzini di Capitan America, lì sotto i pantaloni, che non si vedono, ma un po’ come un tatuaggio nascosto ti ricordano chi sei. 

Le persone si lamentano di non essere felici (apparentemente) tanto da essere riuscite a farne nascere un tormentone: “Mai ‘na gioia!”. E se la gioia c’è ma non riuscite a gestirla? Può sembrare banale ma vi faccio subito capire di cosa sto parlando.

Sapete ormai che ruolo ricopre l’amore nella mia vita. E quindi mettiamo che io abbia “una gioia”, che incontri una persona che mi piace, che ritengo avere tante cose in comune con me; che mi piace esteticamente, caratterialmente; che l’attrazione mentale che nasce in me nei suoi confronti è paragonabile al magnetismo terrestre; che nonostante io la veda ad un livello ben più alto rispetto al mio lei mi da corda e mi dedica anche più tempo di quel che avrei potuto immaginare; che abbia la chimica per farmi innamorare, ecco. Mettiamo che arrivi questa gioia, come la si gestisce?

Non sono pippe mentali miei signori, perché ci sono tanti fattori che vanno a rompere le scatole in un sistema apparentemente perfetto.

Partiamo dal fatto che sono una persona poco paziente e vuole subito capire cosa c’è, o almeno cosa ci può essere tra me e lei… anzi quello no, non si può. Solo col tempo si può. Sono una persona che vuole capire, allora, che intenzioni ci sono da entrambe le parti… ma neanche quello si può perché se non si conosce qualcuno come si deve, certezze non ce ne sono. Ma le certezze sono il mio carburante. Il carburante di ogni persona ansiosa, soprattutto se diventata tale a causa della mancanza di certezze nella vita, a causa della mancanza della c.d. “Spiaggia sicura” in famiglia, quella persona o luogo dove rifugiarsi quando tutto va male che ti fa dimenticare e spesso superare tutte le difficoltà.

Ok niente certezze. Mi pare anche logico se contiamo che questa persona potrei conoscerla davvero da poco. Mh.. e se quindi la stessi idealizzando? Potrebbe capitare come è capitato tante volte in passato, solo perché ho voglia di innamorarmi: vedevo ciò che volevo vedere ma in realtà non c’era! Ma no, non può essere così perchè ho conosciuto tante persone di recente e abbiamo condiviso tanti momenti, di tante tipologie diverse. Quindi se così fosse mi sarei dovuto innamorare almeno una decina di volte in questi mesi. E quindi? Cosa c’è di speciale? Se fosse veramente la persona giusta?

Beh in tal caso dovrebbe capitare anche al momento giusto. E se il momento è giusto per me magari non lo è per lei. E potrebbero anche avermelo detto ma magari sono anche il tipo che crede di riuscire ad affrontare questi ostacoli come se dipendessero da me. Che pensiero assurdo! Ma se fosse lei? Allora vale la pena fare sacrifici? Ad esempio abbattere le mie barriere dovute all’ansia e prendermela a costo di stare anche male?

Eccolo il passato che bussa alla porta, sempre col solito discorso: “Augusto, in passato hai già ragionato così! E come ti sei ritrovato te lo ricordi? Con ragazze di 7-8 anni più piccole di te che d’improvviso cambiavano mentalità, sbocciavano, avevano voglia di fare nuove esperienze mentre tu le idealizzavi e pensavi già ad un futuro solido”.

Hai ragione “passato”, ma proprio tu mi hai fatto fare queste esperienze e grazie a te ho imparato tanto no? Quindi questa volta potrei averci visto giusto (sempre nel caso questa gioia fosse arrivata).

Il problema è solo uno a questo punto: vale la pena rischiare? Le risposte però non sono due (si/no) o più, come potete immaginare. La risposta è solo una: se ci si sta pensando così tanto ci si è già dentro.

Sto già rischiando.

Il Romanticismo ai giorni nostri

Credevo di essere nato nell’epoca sbagliata, perché ai giorni nostri l’amore sembra aver perso la sua importanza. “Qual è per te il senso della vita?” mi chiedevano, e la mia risposta è sempre stata la stessa: “L’amore. Ed in particolare verso il proprio partner”.

Mi sono sempre visto come un romantico. Per me il partner deve essere un complice e capirmi con uno sguardo; deve essere trasportato dai sentimenti che prova verso di me quando affronta una difficoltà; la difficoltà, anche se di uno solo dei due va affrontata insieme perché insieme si risolve tutto, o almeno si hanno più possibilità di risolvere; ho sempre pensato che bastasse l’amore vero tra le due persone per poter dare vita ad una famiglia; che il sesso fosse una delle massime espressioni dell’amore, anche se non la più grande, e che se non c’è sesso c’è qualcosa che non va; che non si cambia per l’altra persona perchè ci si ama per ciò che si è, perché quando ci si è incontrati è bastato guardarsi e parlare per far nascere quell’attrazione che ci ha fatto capire che quella persona potrebbe essere quella giusta.

La conclusione che ho sempre tratto è quella di essere nato nell’epoca sbagliata, dove il romanticismo non esiste più, dove l’amore non ha più quell’importanza. Sembra essere diventato tutto un gioco, una sfida: se io lo rispondo subito allora sono debole. Se lui fa cosi e gli do corda allora divento uno zerbino. Devo essere il più forte della coppia per non soffrire. In amore vince chi fugge. E così via.

Ultimamente sto rivedendo questa mia conclusione: e se non fosse l’epoca sbagliata ma fossi sbagliato io, in un certo senso? Mi spiego: se il romanticismo in realtà, cosi come descritto, fosse una cosa che va lasciata ai poeti perché la vita di coppia nella realtà è molto più materiale di quello che crediamo? Ciò non significa mettere da parte l’amore. Proviamo ad analizzare questo aspetto.

Partiamo con lo scegliere la persona giusta: effettivamente che c’è di male se, oltre al cuore, sia anche il cervello a decidere? Anzi soprattutto il cervello. Capire quali possono essere le compatibilità con una persona non è qualcosa che denigra i sentimenti che potranno esserci in futuro. Comprendere se il mio stile di vita può essere compatibile con il suo, facendomi i relativi calcoli, non può far altro che aumentare le probabilità che quella persona sia quella giusta. Spesso si crede che parlare di cose materiali, come ad esempio i soldi (più materiale di questo…) sia qualcosa che sminuisca il significato di coppia!

Si crede che stare ore a discutere per una sciocchezza sia sintomo che qualcosa non va quando in realtà non fa altro che portare sicuramente a delle conclusioni sull’argomento, positive o negative che siano, e aumentano il livello di tolleranza. Un grande errore è quello di pensare che nella persona che ho accanto devo necessariamente trovare un’amante, una fidanzata, un’amica, una confidente, una spalla su cui piangere, una compagna di divertimenti; in realtà se pretendo di trovare tutto nella stessa persona è quasi certo che rimango deluso. E tutto sommato, non è neanche giusto che quella persona debba rappresentare ogni figura affettiva.

Risolvere i problemi in due è forse un modo che io vorrei fosse attuato perché probabilmente mi fa sentire più unito a quella persona, e probabilmente non è su questo che si basa l’amore: una persona probabilmente ha la necessità di superare alcuni ostacoli da sola. Come ha bisogno di avere i propri segreti: nella mia visione d’amore ho sempre pensato che non ci debbano essere segreti in una coppia ma probabilmente mi sbaglio, probabilmente ognuno di noi ha dei segreti ed è giusto che ci siano, l’importante è che si agisca sempre nel rispetto e nella lealtà.

Forse devo cambiare la mia visione di romanticismo? Probabilmente tutto ciò che si legge nelle poesie, che poi hanno dato vita a romanzi e capolavori cinematografici, non è applicabile alla realtà. In quest’epoca sicuramente no, ma probabilmente anche nel fior del romanticismo vero e proprio.

E’una delle pubblicazioni di Alain de Botton che mi ha fatto riflettere su questa cosa. Vi lascio alla visione di un breve video riassuntivo.

http://www.internazionale.it/video/2016/10/07/romanticismo-rovina-amore

Voi cosa ne pensate? Epoca sbagliata o semplicemente bisogna essere più concreti nell’amare qualcuno e costruire qualcosa?

Buona visione.

 

È giusto essere sempre se stessi?

Chissà Pirandello cosa penserebbe di Facebook, il luogo dove più di tutti si appare per quello non si è. Più di quanto ciò accada già nella vita reale, quella fatta di persone che parlano, che si guardano negli occhi, che si toccano. Ma non è Facebook il centro di questo mio intervento ma una piccola riflessione giusto per iniziare. 

Immaginate di conoscere una persona, di stare proprio lì per iniziare la conoscenza con questa persona. Non sapete niente di lei e quindi lo strumento che più di tutti avete a disposizione per poterla conoscere è la parola, che sarà quello che utilizzerete almeno all’80% lasciando il restante 20 al sesto senso, agli sguardi, alle ipotesi, all’immaginazione. 

Scoprite di essere quasi subito interessati a questa persona dopo averci scambiato qualche frase. E allora cosa fate? Ovvio: cercate di tirare fuori il meglio di voi, come del resto lo avete già fatto vestendovi in maniera adeguata per il luogo, l’orario e l’evento in cui siete. E questo vostro “far apparire il meglio” è una delle cose più false e sbagliate che si possa fare, brutte, come probabilmente lo è l’abito che avete scelto ma la società lo richiede e quindi lo indossate. E indossate questi paroloni, questo ridere a battute che poco hanno di esilarante, questo “vero, anche io!” che di vero ha poco e niente. Indossate una maschera destinata ad infrangersi prima o poi. 

E poi siete lì, dopo mesi che ormai è iniziato qualcosa di più di un’amicizia tra voi due, e vi rendete conto che quei primi giorni avete detto e fatto solo una marea di cazzate per apparire… Ma okay, torniamo al succo della questione: oggi funziona così. Probabilmente ha sempre funzionato così ma oggi ancora di più. È l’età dei figuranti, come dice anche il caro Caparezza. 

Certo non si può essere finti al 100% altrimenti è inevitabile che appena ci si conosce di più esce fuori tutt’altra persona. Un cattolico che ha finto di essere testimone di Geova pur di andare a fondo. Un “mangioditutto” che dice di essere vegano come la persona a cui è interessato. 

Il brutto però è che non si può essere neanche se stessi al 100%. Oggi come oggi sarebbe addirittura peggio di quanto ho appena descritto! Sei una persona che impreca? Anche se ti sta uscendo dall’animo in quel momento non lo farai mai. Sei una persona che parla più dialetto che italiano? Beh se l’altra non lo è allora tendi a parlare più italiano possibile. Sei una persona che crede nell’amore, nell’affetto, nelle parole ma l’altra persona magari è una di quelle che non si lascia leggere dentro? Allora tendi a fare un po’ lo stronzo per omologarti alla situazione. Magari per evitare fin da subito di soffrire, perché l’altra persone si legherà di più facendo così. 

E si entra in quella classica voragine senza fine innestata da questa società del “in amore vince il più forte” comunemente rinominata dalle nuove generazioni “in amore vincono le due spunte blu senza risposta”. Il concetto è quello. 

Rispondo? Ma se rispondo ora non è presto? E cosa rispondo? Aspetto che mi contatta lui/lei? Questa battuta sarà troppo squallida? Io già l’ho invitato/a due volte ora tocca a lui/ lei. Ma perché oggi non mi ha dato il buongiorno? È così via fino alla fine. E per fine intendo che finirà perché sono due maschere che stanno insieme, non due volti con tutte le rughe annesse. E ricordate, sono le rughe a rendere bello, vero e autentico un volto. Altrimenti saremmo tutti dei manichini

Pensateci: se tutti fossimo noi stessi, e facessimo tutto ciò che semplicemente ci sentiamo di fare durante una conoscenza, probabilmente parecchie persone ci manderebbero a cagare o comunque ci renderemo conto che tante persone non fanno per noi, ma poi quando troviamo quella con cui nonostante non fingiamo stiamo lì a ridere, e il tempo vola, probabilmente potremo affermare di aver trovato un tassello autentico per quel che è il mosaico della felicità che tutti cerchiamo di costruire, spesso invano. 

E vi chiedo allora: quanto bisogna essere se stessi e quanto invece bisogna limitarsi in determinati ambiti caratteriali quando si conosce qualcuno che potrebbe interessarci?

Sono curioso di sapere la vostra. 

Playlist di Marzo. This is my mood.

Ho deciso di condividere con voi la playlist che mi sta accompagnando in queste settimane. Non sono settimane facili quindi il mood è indubbiamente basso e profondo.

Se vi piace fatemelo sapere. Ne pubblicherò altre.

Buon ascolto.

  • James Vincent McMorrow – Wicked Game Pezzo fantastico, e lo è sempre stato anche coverizzato (e credetemi, manca solo la versione orchestrale di questo pezzo). Questa cover l’ho scoperta da poco perchè fa da background al trailer della sesta stagione di Game Of Thrones.
  • Paolo Nutini – Candy Un pezzo come questo è assolutamente il linea con questo mood. L’avevo rimossa, ma poi un mio amico ha preso la chitarra e ha iniziato a cantarla e suonarla qualche sera fa. Mi sono innamorato nuovamente di lei.
  • Lorde – Everybody Wants To Rule The World Anche questa una cover di un pezzo famosissimo, che ha fatto storia. Lorde lo ha stravolto, e si inserisce a testa alta in questa playlist.
  • Elisa – The Big Dipper Altro brano scoperto per caso. Parto con un pezzo e poi vanno avanti in automatico mentre si lavora, fin quando le orecchie non notano qualcosa di valore. Ed ecco The Big Dipper.
  • Ed Sheeran – One La prima traccia dell’ultimo album di Ed. E se l’album inizia cosi, beh, immaginate il resto. Grande pezzo.
  • Boyce Avenue – Game Of Thrones (Main Theme) L’unica cosa brutta di questa fantastica reinterpretazione è che dura davvero poco. Ma basta a farti venire i brividi.
  • Cesare Cremonini – Padremadre (unplugged) Credo di non aver mai sentito cosi tanta espressione, sentimento, cosi tanto “essere stessi” in un’unica canzone. Credo il lavoro più bello di Cremonini.
  • Giorgia – E Poi Ho riscoperto anche grandi classici del genere con questa playlist. Perchè non inserire il pezzo dove Giorgia, insieme a “Di Sole E D’Azzurro e Gocce Di Memoria” esprime al meglio se stessa? Ti coinvolge davvero tanto.
  • Paul McCartney – My Valentine Una sola frase descrive al meglio questa canzone: “Amore Puro”. Guardate assolutamente il video, altrimenti chiudete gli occhi e lasciatevi trasportare da quest’atmosfera surreale.
  • The Weeknd – Dark Times Ascoltata per radio mi è subito entrata dentro. C’era qualcosa di magico, poi ho scoperto che è un featuring con Ed Sheeran.
  • Johnny Cash – Hurt Uno dei pochi pezzi che conosco di Cash, ma sicuramente, da quanto leggo, uno dei più belli che abbia mai fatto. Che voce.
  • Awolnation – Sail E ci si butta nella perdizione più totale. Le parole non servono, alzate semplicemente il volume.
  • Antoine Dufour – Hide & Seek Si, siete tutti innamorati della voce e dell’effetto di Imogen Heap. Ma se a “cantare” fosse una chitarra?
  • Mogwai – Hungry Face Post rock direttamente dalla serie tv francese “Les Revenants”. Soundtrack fantastica, questo è il pezzo che esprime più di tutti gli altri l’atmosfera giusta per questo mood.

 

Analisi introspettiva di un 15

Perdiamo cosi tanto tempo ad analizzare cosa c’è intorno a noi, positivamente o negativamente, che spesso non sappiamo neanche cosa c’è dentro di noi, cosa vogliamo, cosa possiamo, chi siamo. Ogni tanto bisogna fermarsi a fare una sorta di analisi introspettiva. Capire se stessi aiuta a capire meglio il mondo e soprattutto a vivere meglio.

Si probabilmente è una cazzata perchè la maggior parte delle persone, quell’85% degli abitanti della terra che non sanno cosa siano le emozioni o l’ansia o l’emotività o l’empatia, probabilmente vivono molto meglio del restante 15% senza fare nessuna analisi introspettiva o nessuna domanda esistenziale. Come si dice: “Beato te che non capisci un cazzo!”. Ecco perchè a volte vorrei essere un ignorantone di quelli pesanti, che si alza la mattina alle 6 per andare a zappare la terra e l’unico pensiero è quello di capire quali sono durante l’anno i tempi del raccolto. Senza offesa verso i contadini, lavoratori meritevoli del rispetto più assoluto.

Appartengo purtroppo al 15%. Potrei dire “per fortuna”! Ma non lo faccio nonostante i tanti lati positivi. Ma quelli negativi, ragazzi, sovrastano tutto. E’ scientificamente provato  che se le emozioni si potessero quantificare, noi proviamo il doppio delle emozioni che provano gli 85 (chiamiamo cosi da ora in poi questa grande percentuale di “persone che non si fanno problemi”). Significa il doppio della tristezza, il doppio dell’ansia, il doppio della paura, il doppio delle fobie, il doppio del tempo a chiedersi cosa sia giusto o meno. Proviamo anche il doppio della gioia, dell’entusiasmo, dell’amore! Ma non è un modo per avere il doppio della malinconia e delle paranoie quando non siamo in un periodo “up” e pensiamo a voler stare bene? Quindi non c’è parità, i conti tornano con ciò che ho scritto su.

Benedetta analisi, tocca a te.

Ansioso. E’ il termine che più mi rispecchia. Quel lontano ottobre del 2005 fu una condanna, e tutt’ora non riesco a spiegarmi perche tutto insieme. Un mese intero passato a letto dal momento in cui aprivo gli occhi fino a quanto li chiudevo la sera. Sempre stanco, senza forze. Poi è iniziata quella fottuta adrenalina a tormentarmi ogni giorno, come se ogni secondo stessi per affrontare la discesa più alta delle montagne russe per la prima volta. Non mi lasciava in pace mai! Solo quando dovevo fare qualcosa che mi metteva ansia perche a quel punto ero abituato ad averla e quindi per me era come affrontare la vita di tutti i giorni. Non c’era differenza tra stare a casa sdraiato e dover affrontare l’esame di diritto pubblico. Sono iniziati i dolori intercostali e la mancanza di respiro. Poi la depressione fino ad arrivare alla voglia di non voler esistere piu, che a tratti si stava per trasformare in realtà. A distanza di 10 anni c’è poco di tutto questo. E’ rimasto un semplice dover affrontare tutto quello che non sono riuscito ad affrontare in questi 10 anni, come ad esempio riuscire a viaggiare da solo. Beato un 85 a questo punto! Lato positivo: provate a scalfirmi con qualcosa, difficilmente ci riuscirete adesso. Ho un bel bagaglio di sofferenze sulle spalle.

Emotivo. Mi fisso li ad ascoltare 5 secondi di una canzone particolare. Non le parole, non la voce, non il giro di accordi, non il ritmo, ma quella traccia nascosta che fa solo 3 note e che molti non notano. E ogni volta che ascolto quei 5 secondi per ascoltare quelle 3 dannate note mi vengono i brividi. Nel 2008 trovai un lettore mp3 che ascoltavo da ragazzino. Era in macchina sotto un sedile, e mentre guidavo ho messo le cuffie e… play! Una singola canzone, un assolo, e un viaggio in lacrime mentre urlavo stonato il testo della canzone credendo di saper cantare.

Curioso. E’ anche per questo che sono curioso, per scoprire cose nuove, emozioni e sensazioni nuove, soprattutto in ambito artistico ma non solo. E’ la sete di consocenza che mi porta a fare continue e continue ricerche anche sulle cose più scontate e banali come il funzionamento di una caldaia! Fino ad arrivare al piu complesso codice di programmazione che oltre ad essere l’ambito in cui lavoro è anche una delle mie passioni.

Pessimista. Eh già. Potete immaginare il motivo… quando si mettono tante emozioni e sforzi nel fare qualcosa, e si resta delusi per colpa di qualcosa o qualcuno, vi posso assicurare che è come una pugnalata dritta al cuore senza passare per la pelle. Mi definirei però più realista che pessimista, so tenere i piedi per terra. In qualsiasi caso credo sia meglio pensare alla peggiore delle ipotesi: se si avvera non ne resti sorpreso negativamente, e qualsiasi cosa accada è sempre comunque meglio di quello che ti aspettavi.

E poi ragazzi si arriva indubbiamente a parlare di un argomento che è l’apice dei pensieri e del senso della vità di tutti noi 15: l’Amore. Esiste, non esiste, è bello, è brutto, fa stare bene, fa soffrire. In qualsiasi caso è sempre e comunque un’esplosione incontrollabile, anche per cose piccole. E’ quell’elemento che aumenta l’altezza delle onde di quella sinusoide che descrive il nostro umore. Accettiamo di avere momenti piu belli sapendo che ne avremo anche di piu brutti. Preferiamo stare soli e non volere nessuno e il momento dopo siamo innamorati di quella crediamo sia la donna della nostra vita. Sarà sempre e comunque l’aspetto che ci accompagnerà in maniera prevalente rispetto agli altri per tutto il corso della nostra vita. Quello che ci farà fare le scelte piu importanti, a volte anche le piu stupide. Che ci farà piangere, ridere, ricredere, rimpiangere, saltare dalla gioia per poi cadere in una fossa.

Personalmente odio tutto ciò che non segue un percorso specifico, perchè mi agita. Ma non rinuncio all’amore e non lo farò mai. L’amore è il senso della vita.

Tutto ciò che ho scritto non avrà un filologico ma… questo succede quando si inizia a scrivere senza pensare, iniziando col voler fare un ritratto schematico e finendo per lanciare schizzi di pittura sulla tela. Un pò come quando lo psicologo ti fa una domanda, e tu parli e divaghi per un’ora e mezza. Magari senza neanche dare la risposta a quella domanda.

Questa confusione sono io. Ma probabilmente rispecchia molti di voi. Credo, ecco, circa il 15% di voi.

Ecco cosa significa essere un 15.

 

Safari in crash! Apple ha risolto, ma se il problema persiste…

Ieri ci sono state tante segnalazioni da parte degli utenti Apple relative al mal funzionamento di Safari per OSX e iOS: quando veniva selezionata la barra degli indirizzi di Safari, quest’ultimo andava in crash. In circolazione ci sono parecchie guide che aiutano l’utente ad aggirare il problema proponendo due soluzioni:

La prima è quella di disabilitare i suggerimenti in Safari (da OSX andare nelle preferenze di Safari, menu “Cerca” e spuntare “includi suggerimenti del motore di ricerca”; da iOS andare in Impostazioni, Safari, e disattivare “Suggerimenti di Safari”);

La seconda è quella di avviare una sessione di navigazione anonima / privata.

Apple ha però dichiarato già ieri di aver risolto il problema. Ma come mai allora continua a persistere per molti utenti? La risposta è semplice: esiste una cache DNS che continua a lavorare in un determinato modo e va pulita! Molte di queste guide consigliano inutilmente di mettere il device in modalità aereo per un pò oppure di resettare le impostazioni di rete. Vi posso assicurare che il primo consiglio è praticamente inutile mentre il secondo funziona ma è davvero drastico.

Come risolvere senza troppe complicazioni?

Basta andare in Impostazioni, Safari, e selezionare la voce “Cancella dati siti web e cronologia”. In questo modo il problema è risolto e, prendendo due piccioni con una fava, avrete fatto anche una bella pulizia della cache aumentando la velocità del vostro browser.

  

Come migliorare la fotocamera dello smartphone a meno di 10 euro

Mi ritrovo spesso a navigare nella sezione elettronica o comunque tecnologica di Amazon e il più delle volte ci scappa l’acquisto, e anche se non sono sicuro di quello che mi arriverà a casa in termini qualitativi, mi piace sperimentare. Stavolta è toccato agli obiettivi per fotocamera smartphone XCSOURCE®. Vediamo un pò come si sono comportate.

Partiamo col dire che non so esattamente quanto sia il range qualitativo degli obiettivi per smartphone presenti sul mercato, e quindi non so se esiste davvero qualcosa di alta qualità che potrebbe anche far gola ad un fotografo professionista. Però l’idea di aggiungere un obiettivo per scattare una foto “diversa”, in maniera analogica e non digitale, mi ha sempre attratto. Nella fascia compresa tra i 10 e i 20 euro c’era davvero qualsiasi tipo di prodotto o marca; ho scelto le XCSOURCE solo perchè mi piaceva il colore e perchè Amazon le aveva in offerta a 6,99 € anzichè 9,99 € ma credo di rappresentare più o meno tutta la gamma di obiettivi acquistabili a questo prezzo con questo articolo.

61cFlKbH28L._SX522_61l+wIuEBeL._SX522_

La confezione si presenta bene, e per il prezzo che abbiamo pagato non possiamo aspettarci granchè: bustina semiplastificata con retro leggermente imbottito. Scatolino contenente:

  • 1 pinza per obiettivi
  • 1 obiettivo fisheye
  • 1 obiettivo macro
  • 1 obiettivo wide
  • 1 porta obiettivi in stoffa
  • 2 copriobiettivi

Gli obiettivi vanno avvitati alla pinza e la pinza va applicata alla fotocamera del nostro smartphone in maniera molto veloce e semplice. Il fisheye è un unico obiettivo da 11 grammi che va avvitato direttamente alla pinza. Il macro, oltre ad essere utilzzato da solo, può anche essere collegato al wide che altrimenti da solo non potrebbe essere utilizzato.

Il primo che ho montato è stato il fisheye e mi ha fatto davvero una bellissima impressione! C’è da dire che non c’è nessuna app valida, che io sappia, in grado di simulare un vero fisheye, quindi davvero un bell’aggeggino. Quando ho collegato il macro ho subito notato che la messa a fuoco dello smartphone non funziona in quel caso: l’oggetto viene messo a fuoco solo quando ci si mette alla distanza giusta. Vi posso assicurare che i dettagli che si vedono in foto sono davvero ben definiti: sono riuscito a vedere anche le cuciture ben definite dei tessuti. Il resto della foto però è abbastanza sfocato. Un difetto di questo obiettivo è che la distanza di scatto è già preimpostata e vi posso assicurare che, a meno che l’oggetto non sia davvero di piccole dimensione, non riusciremo mai molto probabilmente a far rientrare un oggetto intero in un’unica fotografia, ma solo un dettaglio. Quando ho collegato il wide al macro ho pensato di aver fatto un errore e aver collegato di nuovo il fisheye… e invece no! Macro + wide danno praticamente lo stesso effetto del fisheye!. La differenza è quasi impercettibile, e la cosa mi ha deluso parecchio perchè non si tratta di qualità del prodotto a questo punto, ma semplicemente di una cosa acquistata ma che in realtà non c’è dato che per wide mi è stata venduta la possibilità di poter inquadrare quasi a 180°.

Ecco 4 foto da confrontare. Le ho scattate con la cover allo smartphone ma la differenza sarebbe stata davvero poca:

Fotocamera senza alcun obiettivo esterno applicato

Obiettivo Macro + Wide
 

 

Obiettivo Fisheye
Obiettivo Macro

In conclusione:

Pregi:

  • Costano davvero poco, quindi anche solo per sperimentare ne vale la pena acquistarli. Chi ha già qualche esperienza forse può puntare a qualcosa di piu alto.
  • In tre colori diversi (argento, nero, rosso)
  • Facilità nell’applicazione, quindi si può realmente applicarli in qualsiasi momento.

Difetti:

  • Non si applicano benissimo se si ha una cover allo smartphone
  • Non c’è la messa a fuoco automatica con l’obiettivo applicato
  • Le lenti non dispongono di antiriflesso quindi non tutte le condizioni sono ottime per scattare

Per 6,99 € credo ne valga la pena. Se l’offerta non è attiva (e quindi si va a finire a 9,99 €) vi consiglio di dare un’occhiata piu ampia a ciò che offre il mercato perchè potreste trovare qualcosina di leggermente migliore ma attenzione: a quel prezzo trovate anche parecchi bidoni molto più scadenti!

L’Attacco dei Giganti: titolo che frena ma il confronto con i grandi regge!

Questo articolo NON contiene spoiler.

Ho finito da poche ore di guardare la prima stagione, se così può essere definita, de L’Attacco dei Giganti, riadattamento anime dell’omonimo manga di Hajime Isayama. Sono stato così colpito da questo capolavoro che ho pensato di buttare giù qualche parola, e lo faccio per un motivo ben preciso che molti di voi riterranno forse banale: il titolo.

Ho sperato, inutilmente, che il titolo L’Attacco dei Giganti fosse opera degli editori italiani che quasi sempre, soprattutto nel mondo del cinema, hanno l’hobby di rovinare i titoli originali dei film, delle serie TV, degli anime, dei libri, e non solo, perchè si prendono addirittura il lusso di cambiare nome ai personaggi: sto ancora pensando a come verrà risolta la questione della “D” di Monkey D. Rufy, protagonista di One Piece, che nell’anime italiano si chiama Rubber. Non poteva esserci nulla di più ridicolo. Stendiamo ovviamente un velo pietoso sui doppiaggi italiani e torniamo a noi. 

L’opera originale è intitolata Giganti all’attacco. Come è successo anche a me, questo titolo ti fa venire voglia di fare tutto tranne che informarti sulla trama o di provare a leggere/guardare il manga/l’anime. Eh sì, perché sembra quasi tutto scontato: ci sono questi bestioni enormi che urlano “HO FAMEEEE” e mangiano tutti, e c’è il Naruto di turno talentuoso e che non si impegna, ma che pian piano li uccide tutti salvando l’umanità. Fine.

È proprio per questo che scrivo quest’articolo: non è così. Quasi per nulla! Vi basterà arrivare già alla quinta puntata per capirlo. I colpi di scena sono sempre dietro l’angolo, e i tempi dei dialoghi, dei combattimenti, non sono mai troppo lunghi e soprattutto mai inutili. La presenza, a tratti, di un narratore aiuta la scorrevolezza. L’horror non c’entra: è tutto così inquietante e disperato, tutto così “quasi” realistico. I temi trattati sono tanti, tra cui anche la fede, oltre che la classica diversità sociale tra le persone trattata in molti manga di ambientazione medievale. 

Se quindi il titolo non vi fa venir voglia di guardarlo, allora ve lo chiedo io. Ve lo ordino anzi. Almeno le prime puntate. Le prime 5. 

Anche se non si può fare un confronto tra un’anime corto e fine a se stesso e uno lungo e ancora in corso, posso affermare che Death Note ha trovato un degno rivale.

A voi l’ultima parola. 

Blog su WordPress.com.

Su ↑